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Paragrafo 2 . Le teorie politiche degli illuministi.


Una  cultura  che si poneva come obiettivo la felicit  dell'uomo  non
poteva  limitarsi  ad  affinare gli strumenti conoscitivi,  ma  doveva
essere  anche  operativa ed interessarsi di tutto ci che  riguardasse
l'uomo  come  singolo individuo e come membro di una collettivit.  Le
manifestazioni pi significative di tale atteggiamento  si  ebbero  in
Francia,  da  dove  le  idee  illuministiche  si  diffusero  in  tutta
l'Europa.  L'assolutismo della monarchia francese  infatti,  oltre  ad
escludere  la  stragrande maggioranza della popolazione dal  godimento
dei diritti fondamentali, ostacolava le attivit e gli interessi della
borghesia  in  ascesa;  si  era  cos formata  una  vasta  cultura  di
opposizione, impegnata in un vivace dibattito sulla realt  sociale  e
sulle istituzioni politiche.
     Le  riflessioni  sul  sistema politico  si  fondavano  su  alcuni
importanti  precedenti sia teorici che pratici. Nell'Olanda liberatasi
dal dominio spagnolo si era formato, pi di un secolo prima, uno stato
federale,  la Repubblica delle Province Unite, nella quale  il  potere
era esercitato dal ceto mercantile. In Inghilterra la lotta vittoriosa
condotta dalla borghesia contro l'assolutismo monarchico aveva portato
alla  formazione, nel 1689, di una monarchia parlamentare, nella quale
si  prefigurava una moderna separazione dei poteri fondamentali  (vedi
capitolo Uno, paragrafo 5).
     La   formazione  di  questi  nuovi  sistemi  politici  era  stata
accompagnata   dalla  elaborazione  di  teorie  che  affrontavano   le
questioni  dell'origine della societ, del rapporto  tra  individuo  e
stato,  della legittimazione all'esercizio del potere. L'olandese  Ugo
Grozio  (Huig  van  Groot, 1583-1645), il massimo  rappresentante  del
giusnaturalismo  moderno, aveva sostenuto la superiorit  del  diritto
naturale, affermando che esso si basava su norme esistenti in natura e
per  questo corrispondenti a princpi razionali, universalmente validi
e  indipendenti da qualsiasi autorit laica o religiosa;  su  di  esse
avrebbe dovuto fondarsi il diritto positivo, ossia l'insieme di  leggi
poste a regolare la vita dei cittadini entro lo stato e i rapporti tra
gli stati.
     L'inglese  John Locke aveva affermato che lo stato  nasce  quando
gli  individui che formano la societ civile si mettono d'accordo  per
affidare ad una istituzione al di sopra delle parti la tutela dei loro
diritti  naturali, e in particolare il diritto alla vita, alla libert
ed  alla propriet. Affinch lo stato resti entro i limiti determinati
dalla  sua  funzione di garante dei diritti naturali, il  popolo  deve
esercitare, tramite il parlamento, il potere di fare le leggi  secondo
le  quali  dovr operare il governo, cui spetta la funzione esecutiva.
Locke  aveva cos posto le basi di una monarchia parlamentare, fondata
sul principio della separazione dei poteri.
     Il  modello  inglese  e  le  teorie di  Locke  si  ritrovano  nel
pensiero di Charles-Louis Secondat, barone di Montesquieu (1689-1755),
che  nel  1748  pubblic  Lo spirito delle leggi,  la  maggiore  opera
politica  della  prima  met  del  Settecento.  Secondo  l'illuminista
francese   esistevano  tre  fondamentali  forme  di  governo:   quello
dispotico,  che si reggeva sulla paura; quello monarchico, basato  sul
senso  dell'onore,  e  quello repubblicano, fondato  sulla  virt  dei
cittadini.
     
     p 70 .
     
     Montesquieu  riteneva che la forma migliore per la Francia  fosse
una  monarchia nella quale i diritti dei cittadini venissero  tutelati
da  un  ordinamento politico basato, secondo il modello inglese, sulla
attribuzione   a   soggetti  diversi  e  separati   dei   tre   poteri
fondamentali, cio il legislativo, l'esecutivo e il giudiziario.
     Nel  corso  della  seconda met del Settecento gli  intellettuali
illuministi   si  occuparono  ancora  pi  intensamente  del   sistema
politico,  avanzando varie proposte. Tutti generalmente chiedevano  il
rispetto  dei  diritti naturali e l'abolizione dei  privilegi  di  cui
godevano  la  Chiesa e gli aristocratici; alcuni pensavano  che  fosse
sufficiente  un'attivit  riformatrice da  parte  del  sovrano,  altri
proponevano  trasformazioni pi profonde, arrivando in  certi  casi  a
sostenere  l'abolizione della monarchia assoluta  e  l'istituzione  di
forme di governo democratico.
     Voltaire    (Franois-Marie   Arouet,   1694-1778),    uno    dei
rappresentanti  pi  noti e significativi del  movimento  illuminista,
autore  di opere storiche e filosofiche, di commedie, drammi,  romanzi
satirici  e  opuscoli polemici, invit i principi ad  operare  per  il
benessere  dei  propri  sudditi,  attuando  un  programma  riformatore
secondo  le indicazioni dei filosofi; egli deline cos una  forma  di
assolutismo   "illuminato",  quale  pi  tardi  sembr  effettivamente
attuarsi  in  numerosi paesi europei. Voltaire ag  concretamente  nel
senso  da  lui stesso indicato, impegnandosi nella difesa dei  diritti
civili,   denunciando  i  privilegi  e  l'intolleranza  della   Chiesa
cattolica e partecipando a numerose battaglie politiche e sociali.
     Proposte  pi avanzate vennero formulate da Jean-Jacques Rousseau
(1712-1778), filosofo e letterato svizzero che, trasferitosi a  Parigi
nel  1742,  entr  in  contatto  con  l'ambiente  illuministico.  Egli
affermava  che  la  felicit individuale e quella collettiva  potevano
essere  raggiunte solo attraverso l'abolizione di quelle  istituzioni,
prima  fra  tutte la propriet privata, che, introdotte nella  societ
man  mano  che  si  era  allontanata dallo stato  di  natura,  avevano
determinato disuguaglianze economiche e sociali tra ricchi  e  poveri,
forti  e  deboli, padroni e schiavi. Alla esigenza di libert Rousseau
univa dunque quella dell'eguaglianza, ed affermava che il rispetto  di
entrambe  poteva essere assicurato solamente da una societ che  fosse
retta   da  istituzioni  veramente  democratiche.  Perch  ci   fosse
possibile,   ogni  membro  avrebbe  dovuto  rinunciare  alla   volont
particolare,   ossia  alla  difesa  dei  poteri  e   degli   interessi
individuali,  per sottomettersi ad una volont generale  che  operasse
per  il  bene  comune. La volont generale cos espressa corrispondeva
dunque alla sovranit popolare, che, secondo Rousseau, "non pu essere
rappresentata",  per  cui  l'unica  reale  democrazia  sarebbe  quella
diretta.  Nei grandi paesi, dove questa era inattuabile,  i  cittadini
avrebbero dovuto delegare propri rappresentanti, riservandosi per  il
diritto   di  destituirli  in  qualsiasi  momento.  Rousseau   elabor
organicamente  tali  idee nel Contratto sociale, che,  pubblicato  nel
1762,  diventer  un testo fondamentale per lo sviluppo  del  pensiero
democratico.
     Se  gli illuministi francesi si distinsero per l'elaborazione  di
teorie politiche organiche ed originali, negli altri paesi europei gli
intellettuali si occuparono, in alcuni casi in accordo con i principi,
di  aspetti  particolari, tra cui l'amministrazione  dello  stato,  le
finanze   pubbliche,   le   comunicazioni,   gli   approvvigionamenti,
l'assistenza  e  l'amministrazione della  giustizia.  In  quest'ultimo
campo  si  distinse  l'italiano Cesare  Beccaria  (1738-1794)  con  la
pubblicazione,
     
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     nel  1764, del trattato Dei delitti e delle pene, che fu tradotto
in  varie  lingue  e suscit dibattiti e polemiche in tutta  l'Europa.
Secondo  lo studioso milanese, le pene non devono essere concepite  n
come  vendetta della societ n come espiazione dei peccati:  il  loro
fine  non  altro che "d'impedire il reo dal far nuovi danni  ai  suoi
cittadini  e  di rimuovere gli altri dal farne uguali".  Affermata  la
funzione  rieducativa e preventiva della giustizia, Beccaria criticava
l'arretratezza  e  la  crudelt delle procedure  giudiziarie  del  suo
tempo,  condannando in modo particolare la pena di morte e la tortura,
non  solo  perch  contrarie  a princpi  morali  e  a  considerazioni
umanitarie, ma anche perch assurde, inutili e pericolose.
